Secondo i dati diffusi da , nel 2024 in Italia i giovani tra i 20 e i 34 anni sono poco più di 9,1 milioni. All’interno di questa fascia, il 17,5% possiede al massimo un titolo di istruzione secondaria inferiore, mentre il 57,5% ha completato la scuola secondaria superiore. Solo il 25,1% risulta in possesso di un titolo terziario. Il livello di laureati tra i giovani italiani resta comunque sensibilmente inferiore rispetto alla media dei Paesi dell’Unione Europea a 27 membri, con un divario negativo di 11,3 punti percentuali.
L’Istat evidenzia inoltre che la quasi totalità dei giovani con bassa istruzione (95,6%) non è più inserita in alcun percorso formativo. Tra i diplomati, invece, il 29,6% continua a studiare, soprattutto quando il titolo consente l’accesso all’università. In questo caso la quota di chi prosegue sale al 33,1%, mentre è decisamente più bassa (2,4%) tra coloro i cui diplomi non permettono il passaggio diretto agli studi terziari.
Tra i laureati, circa un quarto è ancora impegnato in attività formative, prevalentemente corsi di laurea magistrale o percorsi post-laurea come master, specializzazioni e dottorati.
Un altro dato rilevante riguarda la scelta di non proseguire gli studi dopo il diploma: il 60,7% dei diplomati con accesso all’università non ha mai intrapreso percorsi di livello superiore. La motivazione principale è legata all’ingresso nel mondo del lavoro, indicata da oltre sei giovani su dieci. Seguono motivi economici, ragioni personali o familiari, la percezione che il livello di istruzione raggiunto sia sufficiente e, in misura minore, fattori legati all’offerta formativa.
Le differenze di genere mostrano che i ragazzi sono più orientati a lavorare subito (69,4%) rispetto alle ragazze (57,9%), mentre queste ultime dichiarano più spesso motivazioni familiari o personali. Tra i giovani stranieri emergono invece percentuali più elevate rispetto agli italiani nel ritenere adeguato il livello di studi già raggiunto, oltre a maggiori difficoltà economiche e familiari.
Per quanto riguarda l’abbandono degli studi universitari, il 6,2% dei diplomati che aveva iniziato un percorso terziario lo interrompe prima del completamento. In Italia, così come nella media europea, le cause sono soprattutto legate a difficoltà negli studi o a scarso interesse, ma nel contesto italiano pesano di più la volontà di lavorare e le esigenze familiari rispetto alla media dell’UE.
Infine, il mercato del lavoro mostra che nel 2024 il tasso di occupazione tra i 20-34enni si attesta al 57,9%. Tuttavia, tra coloro che hanno concluso il proprio percorso formativo, la percentuale di occupati sale al 70,2%. Il vantaggio dell’istruzione è evidente: si passa dal 56,2% di ocupazione tra chi ha al massimo la licenza media, al 71,1% tra i diplomati, fino all’82,2% tra i laureati. Parallelamente, diminuiscono sia l’inattività sia la disoccupazione all’aumentare del livello di istruzione.

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